Vantaggi e rischi del coinvolgimento del paziente in sanità

Mettere al centro dei processi sanitari – clinici o di ricerca - il paziente, o comunque il cittadino, è oggi un punto centrale della pianificazione sanitaria. Si parla di shared decision making, di patient reported outcomes, di patients advisory boards, ma sta di fatto che l'acquisizione del punto di vista mancante del diretto interessato, vale a dire il malato, “è un'equazione ancora irrisolta e piena di aree oscure da riempire” spiega Antonio Addis, del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio nel più recente approfondimento del progetto Forward, integrato alla rivista mensile indicizzata Recenti Progressi in Medicina, approfondimento dedicato proprio al coinvolgimento del paziente in sanità, fra vantaggi e rischi. 

Porre il paziente al centro del processo significa da una parte responsabilizzarlo, includendolo all'interno dei processi decisionali, e rendendolo dunque un attore più “forte” sulla scena, dall'altra può implicare per lui un'enorme vulnerabilità, spiega nel suo intervento Chiara Rivoiro, dell'Università di Torino. Negli ultimi quarant'anni abbiamo assistito a una grande rivoluzione che ha visto il malato sempre più al centro dei processi, soprattutto grazie alla rete che ha contribuito ad avvicinare malati, medici e informazione. Il processo però non è ancora terminato, e porta con sé importanti questioni da dirimere.

Un grosso rischio è che da patient empowered, il paziente si trasformi in target per chi nutre interessi commerciali in ambito sanitario. Un esempio di questo fenomeno riguarda in particolare le associazioni di pazienti, che devono respirare nell'intercapedine assai fragile fra gli interessi dei singoli malati e quelli di chi finanzia le attività di queste associazioni, molto spesso case farmaceutiche o biotech.

Secondo un report di Accenture (link https://www.accenture.com/us-en/patient-services-survey-pharma ), ben 7 volte su 10 non è chiara la funzione aziendale deputata alle relazioni con i malati e le loro associazioni. Gli interessi dell'industria nell'interagire con le associazioni di pazienti sono facilmente intuibili e comprensibili. Conoscere i bisogni dei pazienti aiuta a migliorare i prodotti, senza considerare l'attività di pressione che le associazioni possono esercitare sui medici prescrittori o sulle organizzazioni riguardo a specifici farmaci. L'analisi del cosiddetto “web sentiment”, o “opinion mining” - cioè l'utilizzo di strumenti informatici per intercettare e analizzare tendenze, dubbi che popolano la rete e in particolare i social media su un certo argomento - è oggi ampiamente utilizzata nel mondo del marketing. Insomma, si tratta di questioni non banali, che possono rendere estremamente difficile porre il limite fra interessi dei malati e quelli commerciali. 

Vi è poi il business crescente delle piattaforme dedicate ai malati, sviluppate proprio da aziende private. Secondo l'Agenzia di consulenza Frost&Sullivan, nel 2017 i portali rivolti ai malati frutteranno circa 900 milioni di dollari, e sempre secondo Accenture , almeno il 91% delle industrie farmaceutiche ha in programma di realizzare sei o più servizi centrati sul paziente nei successivi due anni.

Il punto centrale tuttavia non sono i finanziamenti in sé: qui si tratta di un problema di trasparenza. Sebbene già nel 2000 la Long Term Medical Conditions Alliance (Lmca) abbia elaborato delle linee guida per regolamentare i rapporti fra associazioni e industrie, il problema della trasparenza rimane focale e pochi sono ancora oggi gli articoli in merito pubblicati dalla letteratura scientifica. Secondo una survey italiana pubblicata nel 2010, che valutava i siti web di 157 associazioni di volontariato italiane che vedevano almeno il finanziamento di almeno un'industria farmaceutica, nessuna di queste associazioni indicava l'ammontare sul totale di questi contributi e solo una su 5 forniva un rendiconto annuale. 

Dati che nemmeno le stesse aziende private forniscono. Lo studio già citato pubblicato nel 2012 dall'Istituto Mario Negri mostra che ben l'80% delle aziende sponsorizza risorse internet rivolte ai malati, ma solo il 25% lo dichiara e solo il 6% riporta l'entità dei contributi. 

«Empowerment e coinvolgimento del paziente devono essere i mezzi per una sanità e una medicina più giusta, più equa, più efficace e appropriata» scrive Laura Amato, dirigente del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio. Si tratta di una sfida per il sistema sanitario, che da un lato deve potenziare il ruolo delle agenzie regolatorie, dall'altro si deve impegnare nella direzione di un miglioramento della cosiddetta health literacy dei cittadini, cioè un'alfabetizzazione scientifica per evitare strumentalizzazioni e aumentare la consapevolezza della complessità dei fenomeni sanitari.

 Fonte: http://www.sanita24.ilsole24ore.com/

Ospedale Bambino Gesù: contro la meningite serve il vaccino. Sicura la profilassi d’emergenza

«In caso di stretto contatto con un soggetto affetto da meningite è possibile proteggersi con una profilassi d'emergenza, ovvero con una terapia antibiotica specifica per il tipo di germe responsabile, su prescrizione dell'autorità sanitaria» sottolinea Alberto Villani, responsabile di pediatria generale e malattie infettive dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. «La profilassi avviata entro le 48 ore dal contatto è efficace e sicura, tuttavia quanto più è precoce è il trattamento, tanto maggiori sono le probabilità che abbia successo e che la malattia guarisca senza esiti. Purtroppo le meningiti sono malattie molto gravi e anche quando la diagnosi viene fatta tempestivamente, e la terapia antibiotica praticata subito e in maniera adeguata, la possibilità di guarire completamente è inferiore al 50%».

La meningite è una infiammazione del rivestimento del sistema nervoso centrale (cervello e midollo) detto meninge. Esistono forme batteriche e virali, entrambe possono essere mortali. Il contagio avviene per via aerea, ma occorre un contatto molto ravvicinato. Nella prima fase della malattia, ovvero nelle prime 7-10 ore, i sintomi sono quelli di una normale influenza. Dopo 10 ore le manifestazioni cominciano a caratterizzarsi: mal di testa molto intenso, rigidità del collo e febbre elevata. Nell'ultima fase, tra le 20 e le 36 ore, si presentano i sintomi gravi e tipici della meningite: perdita di conoscenza, convulsioni, macchie sul corpo. «La meningite è una malattia difficile da riconoscere nelle fasi iniziali -prosegue Alberto Villani -. La diagnosi viene fatta in genere quando si manifestano i sintomi più tipici e spesso, purtroppo, è già troppo tardi».

Le categorie più a rischio sono i bambini nella primissima infanzia e i giovani dai 15-18 anni ai 24-25 anni. «Queste ultime sono epoche della vita in cui sono frequenti le occasioni di convivialità, in cui si sta insieme, magari si beve dallo stesso bicchiere o si mangia con le stesse posate e le situazioni di socializzazione favoriscono il contagio».
In Italia si registrano circa 1.000 nuovi casi ogni anno e 1 persona su 10, tra chi si ammala, muore. 3 su 10 riportano esiti gravi e permanenti. Malgrado i progressi della medicina nella rianimazione e nell'assistenza al paziente, la mortalità non è diminuita e circa il 10% delle persone ammalate perde la vita. Il 50-60% guarisce completamente, mentre il 30% sopravvive riportando conseguenze anche molto gravi (15 bambini su 100 hanno complicanze così gravi da richiedere protesi acustiche o degli arti, cicatrici invalidanti, seri problemi alla vista, deficit neuro-motori) con un costo umano, sociale e sanitario altissimo.
L'unica arma per difendersi, per proteggere soprattutto i bambini e chi è più vulnerabile all'aggressione dei batteri, è la vaccinazione. Oggi sono disponibili vaccini specifici per la meningite da Haemophilus influenzae di tipo B e per le forme - le più frequenti - causate dallo pneumococco e dai ceppi principali (A, B, C, Y, W 135) del meningococco. Sebbene sia importante seguire l'apposito calendario, è possibile vaccinarsi contro la meningite a qualsiasi età.

«Vaccinarsi è fondamentale - conclude Alberto Villani - In mancanza di vaccinazione, infatti, il batterio responsabile della malattia circola di più e, conseguentemente, colpisce in misura maggiore. Chi non si vaccina non danneggia solo se stesso, ma mette a repentaglio anche gli altri. Attualmente accade anche che siano giovani adulti che non hanno effettuato i richiami vaccinali, o anziani non vaccinati, a contagiare bambini e neonati».

 Fonte: http://www.sanita24.ilsole24ore.com/

Brexit e camici bianchi, quei 4mila dottori «made in Italy»

Non solo euro, dollaro, yen e trasloco dell'Ema. L'effetto Brexit potrebbe avere un impatto anche sulla circolazione del personale sanitario, in particolare sui camici bianchi italiani che hanno deciso di lavorare per il National Health Service. E che non sono affatto pochi.

Professioni sanitarie a raccolta: «Le priorità: risorse Ssn, sblocco assunzioni e contratti, nuove competenze»

top al depauperamento del Ssn per fermare l'arretramento del welfare sanitario pubblico e avviare una reale lotta agli sprechi; sblocco delle assunzioni e della contrattazione nazionale; 
revisione e implementazione delle competenze specialistiche per le professioni sanitarie, secondo un doppio

Università: test numero chiuso, si comincia il 6 settembre con Medicina. Ecco il decreto Miur

Decreto Miur sul filo di lana per i test di ingresso alle facoltà a numero programmato, che cominciano con Medicina il 6 settembre, contenute nel decreto pubblicato oggi on line dal ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (Miur) e firmato dalla ministra Stefania Giannini. Gli aspiranti medici cominceranno il 6 settembre, si proseguirà poi con veterinaria il 7 settembre, Architettura l'8, Professioni sanitarie il 13 e Medicina in lingua inglese il 14. Le iscrizioni sono possibili dal 4 al 26 luglio, esclusivamente su www.universitaly.it. Nel decreto anche i posti disponibili quest'anno, ma la programmazione dei posti per i corsi di area sanitaria - avverte il Miur - «è da considerarsi provvisoria». 

Si tratta di numeri provvisori perché come dice il Decreto «… con successivi decreti sarà stabilito il numero definitivo di posti disponibili per ciascun corso di laurea e di laurea magistrale a ciclo unico a livello di singolo Ateneo». Questo per rientrare nella tempistica delle scadenze dettate dalla legge, che stabilisce l'uscita dei numeri almeno 60 giorni prima degli esami di ammissioni che sono il 6 settembre per Medicina e Odontoiatria e 7 per Veterinaria. Si arriva inspiegabilmente sul “filo di lana”, se si considera che già a fine aprile il Ministero della Salute aveva concluso il lavoro di elaborazione.

Due gli aspetti positivi: per le Università che così possono uscire con i bandi e per gli studenti che possono anche attendersi un probabile successivo aumento dei numeri attuali.

Le graduatorie nazionali saranno pubblicate il 4 ottobre.

Medicina e Odontoiatria
La prova di ammissione ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria è unica per entrambi i corsi ed è di contenuto identico in tutte le sedi in cui si svolge. Sono previsti, come lo scorso anno, 60 quesiti a risposta multipla: 2 quesiti di cultura generale, 20 di ragionamento logico, 18 di biologia, 12 di chimica, 8 di fisica e matematica. La prova di ammissione si svolgerà il 6 settembre prossimo e avrà inizio alle ore 11.00. Per il suo svolgimento è assegnato un tempo di 100 minuti. I posti disponibili sono, ad oggi, 8.817 ma, si tratta di un numero provvisorio che verrà perfezionato con un successivo decreto interministeriale. 

Le modalità, i contenuti della prova di accesso e i posti disponibili per i corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia in lingua inglese saranno definiti con un successivo decreto. La prova in inglese è in calendario il 14 settembre. I posti provvisoriamente previsti per Odontoiatria sono 850.

Veterinaria 
Anche qui sono previsti 60 quesiti a riposta multipla: 2 di cultura generale, 20 di ragionamento logico, 16 di biologia, 16 di chimica, 6 di fisica e matematica. La prova di ammissione è in calendario il prossimo 7 settembre, avrà inizio alle ore 11.00 e per il suo svolgimento sarà assegnato un tempo di 100 minuti. I posti provvisoriamente disponibili sono 502.

Professioni sanitarie 
La prova di ammissione è predisposta da ciascuna Università ed è identica per l'accesso a tutte le tipologie dei corsi attivati presso il medesimo ateneo. Si svolgerà il 13 settembre alle ore 11.00 con 100 minuti a disposizione per i candidati. Le graduatorie nazionali saranno pubblicate il 4 ottobre. Il calendario: Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentaria 6 settembre 2016 Medicina Veterinaria 7 settembre 2016 Corsi di laurea e di laurea magistrale a ciclo unico direttamente finalizzati alla formazione di Architetto 8 settembre 2016 Corsi di laurea delle professioni sanitarie 13 settembre 2016 Medicina e Chirurgia in lingua inglese.

 Fonte: http://www.sanita24.ilsole24ore.com/

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